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Anna Fava, Raccolta differenziata impedita – Radio 3 – Zazà – 3 ottobre 2010

Simona Bassano di Tufillo, Star Trash

Simona Bassano di Tufillo, Star Trash

Pare che l’emergenza rifiuti in Campania sia destinata a non finire mai: ebbe inizio nel 1994 e da allora è stata prorogata di anno in anno creando un commissariato straordinario dotato di poteri speciali con deroghe continue alla normativa in materia di ambiente, appalti, partecipazione democratica. In questi giorni l’emergenza rifiuti è tornata alla ribalta con la necessità di aprire una seconda discarica a Terzigno, nel Parco nazionale del Vesuvio: hanno spiegato che le discariche in esercizio stanno per esaurirsi e che per evitare che torni l’incubo dei rifiuti per strada servono nuovi buchi in cui sversarli nell’attesa di realizzare i quattro nuovi inceneritori previsti a Salerno, Caserta, Giugliano e Napoli Est. Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso ha ritenuto l’apertura della seconda discarica sul Vesuvio un passaggio fondamentale per completare il suo piano e non finire nuovamente in emergenza. Pare che il ragionamento non faccia una piega, tranne che per un punto: che fine ha fatto la raccolta differenziata? Com’è possibile che in sedici anni, con un commissariato straordinario dotato di poteri speciali, l’intervento dell’esercito e una spesa di circa 780 milioni di euro l’anno non sia stato possibile istituire una vera raccolta differenziata per la Campania?Sembrerà paradossale, ma bisogna spostarsi in Abruzzo per tentare di rispondere a questa domanda. Nel corso di un’inchiesta su rifiuti e corruzione portata avanti dalla magistratura di Pescara, un’intercettazione ambientale ha immortalato lapidariamente una dichiarazione di un imprenditore abruzzese, Rodolfo Di Zio, che ha fondato sui rifiuti la sua ricchezza. Parlando con un politico locale spiegava: «Se teniamo al 40 per cento la soglia da raggiungere per la differenziata, la termovalorizzazione non la faremo mai… Quindi se è vostra intenzione, maggioranza e opposizione, dovete abbassare la quota della differenziata». Ha scritto Giuseppe Caporale su Repubblica del 23 settembre 2010: “Il monopolio dei rifiuti in Abruzzo – dal cassonetto allo smaltimento in discarica – era costruito su un sistema illegale, tenuto in piedi attraverso tangenti e finanziamenti elettorali. Un sistema dove un solo imprenditore, Rodolfo Di Zio, era «cliente» delle sue stesse discariche. Un monopolio fuorilegge che ha frenato la raccolta differenziata a vantaggio delle discariche, e che adesso puntava a fare un “salto di qualità” con il business dell´inceneritore». In Abruzzo era un “piccolo” imprenditore a tentare l’imbroglio e – si sa – in Italia sono solo i grandi criminali a farla franca. Come in Campania, dove il processo che potrebbe spiegare le vere cause della pluridecennale crisi ambientale e sanitaria passa sotto silenzio e presto finirà in prescrizione: le udienze non possono essere registrate né riprese, sono tenute con una frequenza insufficiente rispetto ai tempi di prescrizione dei reati e sono per lo più disertate dai giornali e dalle televisioni sia nazionali che locali. Sto parlando del processo Impregilo (vonosciuto come processo Romiti-Bassolino) che vede indagati gli ex vertici del commissariato straordinario all’emergenza rifiuti e della società Impregilo, leader nel settore costruzioni, che nel 1998 vinse, con la controllata Fibe, la gara d’appalto per l’affidamento della realizzazione e gestione del ciclo integrato dei rifiuti in Campania. Durante le sedute del processo si è parlato di cave e terreni comprati e rivenduti per prezzi maggiorati di otto volte, di impiantistica obsoleta e sovradimensionata in modo da trattare e bruciare tutti i rifiuti escludendo di fatto la possibilità che i materiali potessero essere recuperati e riciclati attraverso la raccolta differenziata. Infatti durante il bando di gara per l’affidamento del ciclo rifiuti, la raccolta differenziata era stata “caldamente sconsigliata” dall’allora presidente dell’ABI, l’Associazione banche italiane. Similmente a quanto è successo in Abruzzo (ma lì era solo un piccolo imprenditore a cercare di fare il furbo e gli è andata male), durante il bando di gara il presidente dell’Abi scriveva privatamente all’ex commissario all’emergenza rifiuti che per le banche finanziatrici la raccolta differenziata non sarebbe stata vantaggiosa perché avrebbe sottratto consistenti flussi di materia all’incenerimento. Perciò la raccolta differenziata andava impedita, anche penalizzando economicamente i Comuni che si fossero impegnati nel farla. Ma qual è il vantaggio a cui mirano gli imprenditori? Da cos’è animata la piromania dell’incenerimento dei rifiuti? La risposta è semplice: in Italia bruciare rifiuti vale oro poiché la termovalorizzazione (termine coniato ed usato solo nel nostro Paese, dato che nel resto del mondo si usa la parola “incenerimento”) è stata inclusa tra le fonti di energia verde e viene finanziata con i soldi pubblici anche al di là dell’energia effettivamente prodotta, esattamente come avviene per il business mafioso dell’eolico di cui si è parlato a lungo sui giornali.Se la normativa italiana premia l’incenerimento dei rifiuti e sfavorisce la raccolta differenziata, saranno sempre necessarie enormi discariche in cui sversare i rifiuti indifferenziati che si accumulano durante i lunghi tempi di costruzione degli impianti.L’incompatibilità tra la filiera del riciclo e il business dell’incenerimento si svela palesemente in Campania, come spiega il libro “Ecoballe” scritto da Paolo Rabitti, di cui consigliamo la lettura. Esistono alternative e vie d’uscita a questa situazione? Sì. Ne parleremo la prossima volta.

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-ee4857a4-0a70-49a6-8207-8e9bbea18f05.html

  1. Plinio Garbujo
    20 ottobre 2010 alle 17:49 | #1

    Ho sentito questa mattina il suo intervento durante la trasmissione Tutta la città ne parla. Per me è stato illuminante il suo intervento perchè, non sapendo i retroscena, avevo inviato una lettera alla rubrica di Corrado Augias su La Repubblica che pubblicò in data 25 settembre . Le faccio i complimenti per il suo intervento che dimostra ancora una volta, se ce ne fosse il bisogno, che in Italia la verità fa una fatica enorme ad uscire , oppure viene taciuta o insabbiata.
    Con ammirazione
    Plinio Garbujo

  2. rossella
    23 novembre 2010 alle 19:12 | #2

    complimenti! C’è un gran bisogno di persone come Lei!

  3. salvatore boscarino
    24 novembre 2010 alle 10:52 | #3

    La chiarezza, la forza,l’onestà, la competenza che trapela in tutto ciò che dici , mi fanno dire: RESTO
    Salvatore da Palermo

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