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Articoli taggati ‘terzigno’

[VIDEO] Terzigno protesta – le migliori bugie -

Video fatto in collaborazione con wasteemergency.com

[VIDEO] No alla seconda discarica sul Vesuvio, Boscoreale 20 ottobre 2010

La manifestazione dopo la conferma del consiglio dei ministri che confermava l’apertura di cava Vitiello, beh il video si commenta da solo…

 

La mia auto dopo gli scontri violenti del 20...

La mia auto dopo gli scontri violenti del 20...

[VIDEO-FOTO] Manifestazione contro le discariche sul Vesuvio. 1 ottobre 2010

La manifestazione è partita da Terzigno per poi arrivare alla rotonda di Boscoreale, un urlo del popolo Campano per dire no alle discariche, no ad inceneritori, si al riciclo totale dei materiali si al trattamento a freddo dei rifiuti, hanno risposto alla chiamata per la difesa del territorio: la popolazione locale e i vari comitati della regione Campania, raggiungendo circa 4000 (se non più) persone in strada.


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Manifestazione a Terzigno, Venerdì 1 Ottobre 2010 ore 19.00

30 settembre 2010 1 commento

Concentramento a Terzigno (Zabatta-zona Pizzeria Il Rifugio)

Comunicato: Miracolo rifiuti: le bugie hanno le gambe corte.

29 settembre 2010 – Coordinamento Regionale Rifiuti

Hanno emanato leggi speciali ed inviato l’esercito contro le popolazioni che protestavano per difendere la loro salute e i loro territori. Hanno aperto, in violazione di tutte le norme, nuove discariche per continuare a riempirle di rifiuti indifferenziati e tossici. Hanno costruito un inceneritore, definito il più moderno d’Europa, che ha sforato più volte le soglie previste per gli inquinanti e ha emanato dense nubi di cenere nera che è ricaduta sui campi coltivati e sulle case degli abitanti di Acerra.Hanno avuto il coraggio di raddoppiare la tassa sui rifiuti e le strade di Napoli sono di nuovo piena di immondizia.

Berlusconi, Bertolaso, Bassolino e Iervolino ci hanno mentito spudoratamente e ora vorrebbero di nuovo dare la colpa dell’emergenza alle popolazioni che lottano per non essere avvelenate. Anche questa volta, infatti, stanno provando a criminalizzare chi si oppone alla devastazione del proprio territorio suggerendo che dietro alla resistenza di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase, ci sia la regia della camorra o l’infiltrazione degli anarco-insurrezionalisti e dei no global. E che altro potrebbero dire? Potrebbero mai dire la verità? Potrebbero mai dire che questa popolazione, dopo 30 anni di sversamenti abusivi sia da parte della camorra che da parte del governo, è ormai stanca di subire? Che le famiglie non ce la fanno più a vivere con la puzza della discarica? Che tutto quello che si produce in queste terre è inquinato e invendibile, che i contadini sono sul lastrico? Che il percolato inquina l’acqua che bevono e con cui irrigano i campi? Che sono stanchi di veder morire di cancro i propri familiari? Meglio far credere che ci siano i soliti infiltrati per nascondere che gli antagonisti sono persone comuni e che la camorra non sta tra i manifestanti ma tra i poteri forti e le istituzioni che sono responsabili di questa emergenza infinita.

Anche un bambino è in grado di capire che se le discariche campane non bastano mai è perché lì dentro finiscono non solo i rifiuti tossici che vengono mescolati e occultati tra i rifiuti urbani, ma anche tanti materiali che potrebbero essere recuperati attraverso la raccolta differenziata avviandoli a nuova vita: carta, vetro, lattine, resti di cibo e tanti altri elementi che invece di finire distrutti arrecando grave danno all’ambiente potrebbero essere recuperati e riciclati dando vita ad un’economia pulita basata sul recupero e sul riciclo totale della materia e non sullo spreco di risorse. Ma anche se a chiacchiere tutti si dicono favorevoli alla differenziata, in realtà coloro che controllano il ciclo dei rifiuti non permetteranno mai che essa parta seriamente. Questo perché una seria raccolta differenziata azzererebbe quasi del tutto i rifiuti da smaltire facendo scomparire la necessità delle discariche che per decenni sono servite a sotterrare anche i rifiuti pericolosi del Nord industriale; una seria raccolta differenziata renderebbe inutili gli inceneritori perché, come ha confermato l’ultima inchiesta sui rifiuti in Abruzzo, verrebbe meno la materia prima da bruciare: durante un’intercettazione ambientale un imprenditore abruzzese ha spiegato con brillante chiarezza ad un politico che “Se teniamo al 40 per cento la soglia da raggiungere per la differenziata, la termovalorizzazione non la faremo mai”. Un vero disastro per le aziende, la camorra e i protettori politici che proprio con gli inceneritori vogliono continuare a fare profitti e ad usufruire di milioni e milioni di incentivi pubblici (CIP6). Non a caso il governo Berlusconi ha decretato  la costruzione di altri 3 inceneritori, in Campania: uno a Ponticelli, un altro a Salerno e uno in provincia di Caserta e la realizzazione di altre discariche (anche in aree come Terzigno protette da vincoli ambientali e paesaggistici). Come se non bastasse se ne vorrebbe dedicare uno per lo smaltimento delle eco-balle di Giugliano che aggiungerebbe disastro a disastro in una zona già altamente contaminata che secondo i periti della procura di Napoli tra qualche decennio dovrà solo essere evacuata. Infatti se in generale anche gli impianti di incenerimento che lavorano nelle migliori condizioni emettono sostanze nocive per l’uomo e per tutti gli altri esseri viventi, nel caso di Giugliano il danno è moltiplicato dal fatto che le ecoballe campane non sono a norma ma contengono materiali tossici che una volta bruciati sprigioneranno nell’aria una nube mortale.

Se la resistenza di Terzigno sarà annientata tra qualche giorno i rifiuti in strada a Napoli saranno rimossi e tutto sembrerà ritornare alla normalità mentre invece l’emergenza continuerà in tutti quei territori dove con l’uso dell’esercito e di leggi speciali sono stati imposti inceneritori e discariche. Ma bisogna sapere che nessuno può sentirisi al sicuro perché i veleni sversati a Terzigno, dove per decreto finiscono anche le ceneri altamente tossiche dell’inceneritore di Acerra, o nelle buche del  casertano e del beneventano ritornano sulle nostre tavole attraverso gli alimenti che mangiamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo. La distruzione e l’inquinamento di quei territori periferici ritorna nelle nostre vite sotto forma di tumori e patologie mortali che ormai tutte le famiglie campane conoscono fin troppo bene.

Per uscire realmente dall’emergenza bisognerebbe fare ciò che i criminali poteri finanziari impediscono da anni: adottare un nuovo piano rifiuti che interviene a partire dalla messa al bando di materiali non riciclabili e che fa della differenziazione e del riciclo totale dei materiali il suo vero punto di forza. Bisogna adottare la raccolta differenziata porta a porta su tutta la regione a partire dalla città di Napoli, costruire filiere per il compostaggio per trasformare l’umido in terreno fertile, organizzare una filiera del riciclo per tutti i materiali. In questo modo, adottando un piano “rifiuti Zero” come in altri paesi del mondo, si possono anche dare risposte occupazionali compatibili con le necessità del territorio e della popolazione, chiudere inceneritori e discariche altamente nocivi, mettere finalmente mano alla bonifica dei territori e decretare finalmente la fine del business miliardario dell’emergenza.

Per fare questo bisogna però avere il coraggio di dire basta e di schierarci da subito con chi in questi giorni sta lottando anche per noi. È ora che anche gli abitanti di Napoli, dove si produce la maggior parte dei rifiuti della Campania, facciano la loro parte. Sosteniamo tutti i comitati in lotta in difesa del territorio! Diciamo no alla loro repressione e alla loro criminalizzazione! Lottiamo contro questa classe politica serva di multinazionali ed ecomafie, unica responsabile del disastro ambientale che sta distruggendo la nostra terra e condannando ad una morte lenta e tremenda i suoi abitanti.

Ricostruiamo dal basso e fuori dai partiti una speranza di vita per la nostra terra e le generazioni future!

Venerdì 1 ottobre ore 19.00 corteo a Terzigno contro l’apertura della seconda discarica!

CO.RE.ri. (Coordinamento Regionale rifiuti della Campania) – Rete Campana Salute e Ambiente

http://rifiuticampania.org/


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Osservatorio discarica di Terzigno. [Aggiornato al 16/09/2010]

16 settembre 2010 10 commenti

Ci troviamo nel Parco nazionale del Vesuvio, qui voglio mostrarvi l’evoluzione della discarica. In più vi allego una foto di qualche particolare che mi ha colpito nell’ultima visita.

Probabili aloni di percolato? Non sono tubi nuovi?

Panoramica del 16 settembre 2010

le foto continuano —>

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Le conclusioni della Commissione Europea petizioni

Da: Il Mattino del 10/06/2010 – di Daniela De Crescenzo

Conclusioni dure, durissime quelle della commissione petizioni arrivata in Campania a fine aprile, ma anche indicazioni precise per tentare di non perdere almeno parte dei fondi bloccati dall’Europa. Il documento conclusivo sarà discusso nei prossimi giorni in una seduta allargata alla quale parteciperanno anche i parlamentari italiani che hanno preso parte alla missione. Tanti i punti critici a partire dal raddoppio della discarica di Terzigno alla quale l’Europa oppone un no deciso, per passare al sito di Ferrandelle dove ci sarebbero «rifiuti non identificati» per finire dalle ecoballe che secondo i commissari andrebbero subito incenerite. Tutti argomenti che saranno anche al centro dell’audizione dell’assessore regionale Giovanni Romano che dovrebbe essere fissata per il 22 giugno prossimo a Bruxelles. Ma non è tutto. L’Europa, infatti, mette nel mirino anche la Protezione civile scrivendo: «Ha alleggerito la pressione dando alle autorità regionali circa tre anni di autonomia in termini di capacità di smaltimento in discarica e consegnando un inceneritore funzionante». Poi le critiche: «Alcune delle decisioni assunte e soprattutto quelle riguardanti la localizzazione delle discariche sono state prese in fretta senza le dovute consultazioni e sono risultate spesso incaute». Anche l’utilizzo dell’Esercito non sarebbe più utile: «La supervisione militare è controproducente rispetto alla trasparenza e a ogni ragionevole percezione di normalità», scrivono i commissari. E sul termovalorizzatore: «Dubbi seri rimangono sulle caratteristiche dei rifiuti che vengono bruciati ad Acerra e su possibili residui tossici della combustione». Le conclusioni: «La crisi dei rifiuti in Campania non è finita. Giace dormiente con un alto rischio di poter riesplodere. Inoltre diverse discariche sono in mani private e le autorità sembrano avere un controllo limitato e una parziale conoscenza di che cosa ci arriva di come i siti vengono gestiti». Poi le raccomandazioni utili per sbloccare i 135 milioni di euro che restano congelati: innanzitutto le linee guida elaborate dalla Regione devono essere trasformate in un concreto e dettagliato piano per la gestione dei rifiuti comprendendo indicatori per misurare progressi e scandire responsabilità e devono essere stanziate risorse sufficienti a sostenere il piano. Non solo: questo deve includere anche la bonifica dei siti inquinati e deve avere il sostegno da parte autorità locali e degli operatori, deve essere compatibile con le direttive nazionali e le altre regioni devono essere pronte ad adattare misure per rispondere alle richieste urgenti della Campania. La commissione riconosce infatti che per troppo tempo essa ha ricevuto rifiuti domestici e industriali provenienti dal resto d’Italia e questo ha creato i presupposti della crisi. I fondi sospesi devono essere impegati per supportare l’avvio del piano. In sostanza per poter intascare bisognerà creare una vera e propria road map creando anche un piano per lo smaltimento dei rifiuti tossici conforme alla cosiddetta «direttiva Seveso»: bisognerà, quindi organizzare subito siti speciali conformi alle direttive Eu. Un punto per il quale si è battuto particolarmente l’europarlamentare Andrea Cozzolino che ha partecipato alla missione in Campania. A conti fatti non sarà facile rispondere positivamente alle richieste dell’Europa e infatti sull’argomento è tornato l’europarlamentare Enzo Rivellini sottolineando la necessità che la Regione rompa gli indugi su questo punto. L’assessore Romano, dal canto suo ha replicato di essere in trepidante attesa di suggerimenti mentre il presidente della commissione petizioni Erminia Mazzoni ha ricordato: «Se vogliamo definitivamente liberare Terzigno e aiutare la nostra regione dobbiamo intervenire sul parlamento perché modifichi la propria legge». E Cozzolino ribadisce: « Nei sopralluoghi che ho voluto condurre di persona a Cava Vitiello ho verificato l’impatto devastante che avrebbe la creazione di una discarica in un’area così estesa e vitale del Parco del Vesuvio».

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